«Ripensandoci mi viene voglia di spararmi tutte le mattine, quando mi faccio la barba. Voi cosa fareste se due ragazzini vi invitassero ad investire un milione di dollari nella loro azienda? Probabilmente vi direste che è meglio un milione di dollari oggi che un “chissà cosa accadrà” domani. »

Carlo De Benedetti, famoso imprenditore italiano, che negli anni ’80 si trovò in California per un team di 300 ingegneri dell’allora gloriosa Olivetti, racconta su come avrebbe potuto diventarne uno dei soci di maggioranza dell’oggi famosissima Apple.

«E’ assolutamente vero, ho conosciuto Steve Jobs e Wozniak, erano lì che smanettavano sulle piastre elettroniche…E’ stato Wozniak e non Steve Jobs a farmi la proposta – ha spiegato -. Mi chiedeva 200mila dollari per finanziarli. In cambio del 20% della Apple…Io allora con la Olivetti ero in bancarotta. Però è vero, non investire in quel momento è stato l’errore più grande della mia vita».

Nuovi dettagli e nuovi particolari in più quindi, da questo breve accenno – poco più di un minuto su un’intervista molto più lunga -, che raccontano ancora una volta come, agli albori dell’informatica di massa, non fosse affatto scontato scommettere sulla novità e la visione di vedere un Pc in tutte le case e su tutte le scrivanie degli uffici.

Credo che l’episodio riassuma bene anche la mentalità attuale: se una startup è creata da ragazzini la si vede come un gioco momentaneo e non come un progetto serio. Una mentalità sbagliata che fa perdere tantissime opportunità. In fondo anche Facebook è stata fondata da un ragazzino.

De Benedetti su Apple

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