Li definiscono i musei del futuro: sono i musei dalla partecipazione attiva

Le strutture italiane sono le più visitate al Mondo, ma le potenzialità dei Social Network sono ancora sfruttate pochissimo.
La notizia arriva dalle statistiche di Museum Analytics: tra i musei più all’avanguardia troviamo la Tate Gallery, il Moma, lo Smithsonian, il Louvre che ogni giorno tengono aggiornati e informati i propri ammiratori con post e tweet.

Il primo museo italiano lo possiamo trovare solo superato il centesimo posto: una grossa opportunità persa ogni giorno sarebbe da dire.
Resta da sottolineare che siano, però, ben più importanti le visite reali, poiché sono i biglietti acquistati quelli che contano.
I canali social posso, ad ogni modo, essere utili per allacciare un rapporto con le persone che amano arte e cultura e costruire con loro un canale privilegiato per comunicare. Investire del tempo per curare questa comunicazione ci consente di avere una linea diretta con i nostri utenti tutti i giorni.
Un’altro aspetto da non trascurare è la tendenza a portare un pubblico sempre più giovane a contatto con la realtà museale.

Che linee può seguire un museo?

I musei non sono esclusivamente dei contenitori d’opere d’arte, ma possono essere luoghi di apprendimento e di incontro o conversazione tra persone che godono degli stessi interessi.
La comunicazione web permette di sviluppare un modello molto più interattivo, in cui non persista la sensazione di una cultura “noiosa” che piove dall’alto e con saccenza, ma in grado di far lavorare e interagire chi la vive.

All’interno di questo crocevia d’esperienze devono andarsi a inserire le istituzioni, che negli ultimi anni sentono con maggior necessità il bisogno di mutamento nei processi culturali.
Il networking in questo caso diventa un vero e proprio fattore abilitante.

I primi passi di un approccio diverso

La prima parola d’ordine può essere “Conoscere“:
a differenza del vecchio modello che prevedeva uno sforzo dell’utente di avvicinarsi al museo, ora è il museo che deve pensare al suo pubblico.
Andranno mappati i suoi bisogni le dinamiche sociali e culturali all’interno del quale quest’ultimo vive e dopo questa prima analisi potrà stimare quello che il pubblico domanda.
La seconda parola d’ordine invece sarà “Ampliare“:
attraverso la cultura digitale possiamo accedere ad aree inesplorate prima, aumentando il proprio potenziale d’accesso e la diffusione del patrimonio culturale. Questa fase è molto importante perchè consente di potenziare l’accesso intercettando nuovi “pubblici”.
In ultima analisi dobbiamo attivare i nostri utenti e visitatori trattandoli come un audience.